Il “recupero in palestra”, tema su cui c’è ancora troppa confusione.
Ma andiamo nel dettaglio…
Il recupero non è altro che quei secondi/minuti tra una serie e l’altra, ma anche tra un esercizio e l’altro. Spesso si vede gente che recupera troppo e gente che recupera poco.
I minuti che ci separano tra una serie e l’altra tornano fondamentali per il mantenimento della nostra performance, dei nostri carichi e del nostro volume.
Già da questo possiamo capire come un recupero ottimale, possa far schizzare le nostre prestazioni. MA ATTENZIONE!
Per questo è fondamentale una PERFORMANCE, quindi un alto/buon livello di allenamento.
A patto che ci sia quest’ultima, i recuperi possono essere disposti così: 3’ (nessuno ci vieta di spingerci oltre) su fondamentali o esercizi in cui carichiamo tanto, che definiamo “fondamenta” della nostra programmazione; 2’/90” su esercizi complementari ai primi elencati, con ripetizioni che si attestano dalle 6 alle 12 (il range più ipertrofico); <90” qui abbiamo esercizi semplici, mono articolari, andremo sulle alte ripetizioni, 12 a salire e fanno il lavoro finale della seduta.
In caso si parli di persone che hanno un grado basso di allenamento, il discorso cambia (ma neanche troppo)…
In generale su tutti gli esercizi faremo scalare i recuperi, ricercando sempre dei recuperi un po’ più alti sui “base” e dirai “PERCHÉ?!”, la motivazione è semplice, i carichi sono bassi, loro non sanno spremersi ad ogni ripetizione, quindi sarà un modo per insegnare ad essere più precisi durante l’allenamento e migliorare quella che è la loro prestazione.
Per chiudere, tra un esercizio e un altro, dovremmo ascoltarci, ovvero partiremo con il successivo, appena ci sentiremo pronti, in modo da non far calare i nostri obiettivi di performance.
Ecco che così abbiamo dato un senso ai recuperi.